Chi lavora in ambito GMP farmaceutico conosce le norme di buona fabbricazione. Molto meno chiaro, spesso, è cosa quelle stesse norme prevedano nello specifico per la taratura degli strumenti di misura: quali apparecchiature vanno tarate, ogni quanto, e soprattutto come dimostrarlo a un ispettore che chiede di vedere il piano di taratura.
È una domanda che arriva puntualmente prima di un’ispezione, quando il responsabile qualità si accorge che il proprio parco strumenti è gestito per prassi consolidata più che sulla base di un criterio documentato.
Questo articolo mette in fila cosa dicono davvero i testi normativi di riferimento.
Dove si colloca la taratura nel sistema GMP
Le GMP non sono un documento unico: nell’Unione Europea il riferimento è EudraLex Volume 4, che raccoglie le linee guida sulle buone prassi di fabbricazione per i medicinali per uso umano e veterinario. La taratura non ha un capitolo dedicato: compare invece, in modo trasversale, in più punti del testo.
Questo è il primo elemento che genera confusione. Non esiste un “articolo sulla taratura” da citare in sede di audit: esiste un insieme di requisiti distribuiti tra la gestione delle attrezzature, il controllo qualità e la documentazione, che vanno letti insieme.
Cosa prevede EudraLex Volume 4 sugli strumenti di misura
Due capitoli in particolare toccano direttamente la strumentazione di misura.
Capitolo 3 — Locali e attrezzature
Stabilisce che le apparecchiature di misura utilizzate nella produzione e nel controllo debbano essere sottoposte a taratura a intervalli definiti e secondo metodi appropriati, e che le registrazioni relative siano conservate. Il principio di fondo è che un’apparecchiatura non tarata non può fornire dati su cui basare una decisione di qualità.
Capitolo 6 — Controllo qualità
Riprende lo stesso concetto per la strumentazione di laboratorio: gli strumenti analitici e di misura devono essere tarati a intervalli stabiliti e i risultati devono essere documentati.
Il requisito trasversale: la riferibilità metrologica
Perché un dato di taratura abbia valore in ambito regolamentato, deve poter essere ricondotto attraverso una catena ininterrotta di confronti fino ai campioni primari. È il motivo per cui la taratura viene affidata a un laboratorio che è accreditato in accordo alla norma ISO/IEC 17025 e che è riconosciuto nell’ambito degli accordi ILAC-MRA: il certificato emesso in quel contesto è accettato dagli ispettori senza necessità di ulteriori dimostrazioni.
Un certificato privo di riferibilità documentata, al contrario, non regge in ispezione, anche quando lo strumento funziona perfettamente.
Come si giustifica la frequenza di taratura
Qui sta il punto che genera più osservazioni in audit. Le GMP parlano di intervalli definiti, ma non fissano una periodicità. Non esiste una regola che imponga la taratura annuale.
L’intervallo va quindi stabilito e giustificato dall’azienda, come già visto a proposito della scadenza del certificato di taratura, sulla base di criteri documentabili:
- la criticità del parametro misurato rispetto alla qualità del prodotto
- le condizioni ambientali e la frequenza d’uso dello strumento
- le raccomandazioni del costruttore
- lo storico della deriva rilevata nelle tarature precedenti
L’ultimo punto è quello che gli ispettori apprezzano di più, perché dimostra che l’intervallo non è stato copiato da una prassi generica ma deriva dal comportamento reale di quello strumento. Uno strumento stabile nel tempo può giustificare un intervallo più ampio; uno che deriva sistematicamente richiede il contrario.
L’errore più comune non è scegliere un intervallo sbagliato: è non saper spiegare perché è stato scelto quello.
Cosa deve poter mostrare il responsabile qualità
In ispezione la domanda è quasi sempre la stessa: mostrare il piano di taratura e dimostrare che viene seguito. Il fascicolo deve permettere di ricostruire, per ogni strumento:
- identificazione univoca e collocazione
- intervallo di taratura e criterio con cui è stato definito
- certificati in corso di validità, con incertezza estesa e condizioni ambientali di taratura
- campo di misura coperto dalla taratura e confronto con il campo di utilizzo effettivo
- registrazione delle azioni intraprese in caso di esito non conforme
Sul confronto tra l’incertezza dichiarata nel certificato e la tolleranza del processo si rimanda alla lettura guidata dedicata all’incertezza di misura nel certificato di taratura. L’ultimo punto dell’elenco, invece, è quello meno presidiato e vale la pena approfondirlo.
Quando uno strumento risulta non conforme
Se una taratura rileva che lo strumento era fuori tolleranza, il problema non riguarda solo lo strumento: riguarda tutti i lotti prodotti o controllati con quello strumento dalla taratura precedente in poi.
Le GMP richiedono in questi casi una valutazione dell’impatto retrospettivo. Va stabilito se lo scostamento rilevato fosse tale da compromettere le decisioni di qualità prese nel periodo intercorso e la valutazione va documentata insieme alle eventuali azioni correttive. Sostituire lo strumento e archiviare il nuovo certificato, senza questa analisi, è una non conformità.
Checklist prima dell’ispezione
- Ogni strumento critico è incluso nel piano di taratura e identificato univocamente
- L’intervallo di taratura è definito con un criterio scritto, non per consuetudine
- I certificati riportano l’incertezza estesa e sono riferibili ai campioni primari
- Il campo di taratura copre effettivamente il campo di utilizzo dello strumento
- Le tarature con esito non conforme hanno una valutazione di impatto documentata
- Il laboratorio che emette i certificati è accreditato in accordo alla norma ISO/IEC 17025 nell’ambito degli accordi ILAC-MRA
Per verificare che il piano di taratura del proprio parco strumenti regga a un’ispezione GMP, contatta il team di Altiorlab: analizziamo insieme gli strumenti in uso e gli intervalli attualmente applicati.